Mattina

Oggi vi propongo il secondo capitolo. Fammi sapere con un like, una condivisione, un regram, un pin, un commento o come vuoi tu, se ti è piaciuto questo nuovo capitolo.

Riprendiamo il filo da qui

#2 Mattina

Astrid entrò in casa senza far rumore. Non voleva svegliare Ginevra la sua coinquilina. Poggiò le chiavi nel cestino vicino alla porta. Poggiò il cappotto e lo zaino sulla sedia e si diresse in cucina. La casa era avvolta in una fitta penombra nella quale irrompevano i violenti i raggi del sole. Creando disegni e giochi di luce sempre nuovi, come se giocassero a nascondersi dietro le tapparelle abbassate fin giù alla finestra. Astrid alzò delicatamente la persiana per permettere a quella calda luce di entrare tranquillamente, così la stanza si invase di luce e di quella serenità che solo una calda mattina di sole sa darti. Preparò la macchinetta del caffè e aspettando che fosse pronto, riprese l’agenda e, come se nulla l’avesse interotta, continuò a scrivere presa dall’universo che opprimeva la sua testa, che spingeva per uscire e mostrarsi in tutto il suo splendore. Ogni parola che scriveva, ogni lettera, alleggerivano un po’ questo universo, come se ogni goccia di inchistro che versava su quelle pagine fosse una goccia di infinito. Così persa in sè stessa si allontanava da ogni cosa, come se il mondo si annullasse per dar spazio a lei a alla bellezza che la avvolgeva. Ad interrompere questo idillio, fu Ginevra che arrivò in cucina ancora assonnata, e pogiandosi stancamente sulla sedia guardò Astrid, cercando di capire cosa mai le frullasse sotto quella cascata di capelli rossi. Strizzando ancora gli occhi per la forte luce, avvertì il forte odore del caffè, corse in un lampo a spegnere il fornello e rivolgendosi ad Astrid disse: “Ma ti sei scordata di nuovo la macchinetta sul fuoco?” Astrid rispose: “No, l’ho messa giusto due minuti fa. Perchè è bruciato?” Ginevra intanto versava il caffè nelle tazzine e lo zuccherava dicendo: “Non so prova! Vedi un po’ com’è?” e appoggiò la tazzina sul tavolo. Astrid posò, come era solita fare, la penna dietro l’orecchio destro e si portò la tazzina con il fumante liquido scuro alle labbra. Soffiò appena per raffreddarlo e ne assaggiò un sorso: “Bruciato!” decretò. Ginevra la rimpovero scherzosamente: “Quando riuscirai a fare un caffè decente, giuro e lo ripeto, giuro, che ti rifaccio il letto per un mese. Ma cosa devo fare con te!?” e guardò ridendo Astrid che con il suo sorrisetto befferdo disse: “Allora preparati che ti farò il miglior caffè della tua vita!” Le due scoppiarono a ridere. Erano diventate molto amiche in poco tempo. Astrid non era mai stata incline ad avere amicizie vere e durature per il suo carattere un po’ sornione e solitario, ma con Ginevra era tutto semplice, si completavano perfettamente e i loro interessi erano pressochè gli stessi. Ginevra notando che Astrid era perfettamente vestita e pronta per uscire, interruppe quel momento di ilarità dicendo: “Astrid ma sei uscita di nuovo all’alba? Ho una gallina in casa e non lo sapevo?”. Ginevra aveva notato che spesso l’amica usciva di casa a quell’orario così strano e incuriosita non ce la faceva più a non chiedere. Astrid non amava condividere con gli altri le sue esperienze e le sue emozioni. Rispose vaga: “Si sono uscita a fare una passeggiata”, Ginevra ribattè: “Alle 5 di mattina? Bell’orario per passeggiare!” Astrid alzò le spalle e disse: “Bhe forse in una vita precedente ero un monaco buddhista e quindi sento il bisogno di svegliarmi così presto, perchè sono abbituata a fare il saluto al sole…” Ginevra sorseggiando il caffè disse: “Ma va va… secondo me al massimo eri una brutta gallina spennata… bleak questo caffè è una sbobba” Astrid che intanto aveva ripreso a scrivere mordicchiava il tappo della penna ridendo. Ginevra la avvisò che si sarebbe andata a vestire e che oggi sarebbero scese prima a bere un “vero” caffè prime di seguire le lezioni. Uscirono di casa presto ridendo e scherzando su quel film che avevano visto insieme la sera prima, ma Astrid era con la testa era altrove e Ginevra se ne accorse subito, ma continuò a far finta di niente, perchè sapeva che in quei casi con Astrid era meglio cercare di non capire cosa in quel cervello facesse tanto baccano. Si fermarono al baretto che si trovava fuori l’università sedettero e ordinarono due caffè macchiati e una brioche con l’uvetta che avrebbero diviso in due. Ginevra cercava di distrarre Astrid da se stessa, ma quel giorno era più difficile del solito, qualcosa la prendeva e la trascinava sempre più giù in lei. Astrid cercava di fingere sincerità, ma agli occhi attenti di chi ti vuole bene non puoi mentire. Ad un certo punto, all’ennesimo finto sorriso, Ginevra non ne potè più e chiese all’amica: “Astrid, sei strana da quando sei rientrata… È successo qualcosa?” Astrid apprezzava la premura dell’amica e fidandosi, prese un grosso respiro e decise per la prima volta di aprirsi con lei: “No Gin, è solo che, comincio a pensare che qui non c’è posto per me. Che il mondo, questo mondo, questa città, non siano adatte a me. Sento di non appartenerci fno in fondo come se qualcosa in me non funzionasse, come se fossi inadatta a tutto questo…” Ginevra la ascoltava esterrefatta, era la prima volta che si apriva con lei, non si era mai resa conto che dietro quella ragazza dai capelli color del fuoco si celasse un oceano indomito. Si sentì piccola di fronte alla potenza di quelle parole. Avrebbe voluto aiutarla, ma non sapeva come fare, avrebbe voluto fare qualcosa, ma nulla poteva fermare quell’inesorabile valanga che scendeva da Astrid e che cominciava a sommergerla fino al punto di non ritorno.

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