Mezzogiorno

Ecco il terzo capitolo. Ringrazio chi contina a spingermi in questa avventura supportandomi ogni giorno.

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#3 Mezzogiorno

Gin rimase in silenzio dopo quello che Astrid le aveva detto, rifletteva, voleva trovare le parole giuste, ma in questi casi è quasi impossibile trovare delle parole che siano giuste, così rimase in silenzio e stringendo la mano di Astrid sorrise. In quel sorriso erano scritte con l’inchistro del silenzio le parole più belle che gli uomini hanno inventato, di un eloquenza senza uguali. Astrid riusciva con semplicità a leggere tutto, parola, per parola e per la prima volta sentì di aver trovato un qualcuno che la voleva sinceramente bene. Sorrise anche lei, i suoi occhi grigi ridevano specchiandosi in quelli castani di Ginevra. Quel giorno decisero che non c’era spazio per l’università, era il giorno dedicato a loro stesse e alle loro anime. Camminarono a lungo per negozi, ridendo parlando, come non era mai successo e come in fondo capita sempre quando ci si mostra nella propria intimità, senza filtri e senza schemi. Decisero di andare in quel parco di cui avevano letto sui libri, andarono ad ammirare chiese, panorami. Si persero a guardare il mare, il verde, l’arte. Astrid in quel giorno riuscì a non pensare a nulla, a svuotare la sua testa, come se Gin fosse riuscita a togliere il tappo di quell’universo imprigionato in lei e a farlo uscire fuori in tutta la sua violenza e vitalità. Si scoprì negli aspetti più reconditi e celati della sua anima, con una naturalezza che la sconvolse. Non sapeva di essere così, non sapeva cosa stesse succedendo il lei, era piena di qualcosa che non riusciva ad idetificare, ma altrettanto ricca di paure e incertezze. Era come se lanciando in aria una moneta, essa, atterrando, si fermasse sul bordo in verticale, in equilibrio precario. Ne testa, ne croce. Astrid si sentiva spaesata da quelle emozioni e aveva bisogno di capire, non voleva esporsi troppo. Ginevra dal canto suo si sentiva felice di quell’amicizia, ancora non conosceva Astrid fino in fondo ma sembrava conoscerla da sempre anticipava le sue risposte, i suoi comportamenti. Come se vivesse in un deja-vu senza fine. Qualcosa in quella ragazza la spaesava. Passò così la mattina. Le ragazze imparavano pian piano a conoscersi e a scoprire i propri spigoli. Astrid raccontò del suo amore per la poesia e la scrittura, Gin del suo per la musica jazz e per i film d’autore. Tutto sembrava andare bene. Tra una risata, un silenzio e una parola si fece mezzogiorno, e sentendo lo stomaco brontolare decisero di andare a mangiare fuori. Scelsero un piccolo locale che affacciava sul parco, si sedettero e ordinarono il pranzo intanto Astrid mostò le sue poesie e i suoi racconti a Ginevra. Gin rimase di stucco dalla quantità di elaborati dell’amica, sorpresa dalla sua bravura. Forse un po’ se lo aspettava, aveva visto spesso gli appunti di Astrid: perfetti, scritti con termini aulici e ricercati. Lesse una poesia e si sentì trasportare da quelle parole, ma ancora una voltà avvertiva una sensazione strana, come se conoscesse quel’ordine, quella euritmia del testo, come se avesse già letto quel idillio un altra vita, in altro tempo, in altro spazio. Chiuse gli occhi cercando di capire cosa le stesse succedendo, quando li riaprì vide quelli di Astrid che la spiava dietro l’agenda cercando un senale di assenso. Gin sorrise e si complimentò con l’amica per la sua bravura celando in se quel sentimento così strano. Ma non ci diede troppo peso, lei era così. Non si soffermava troppo sulle cose, era un anima leggera ed empatica. Magiarono soddisfatte un bel pranzetto godendosi per la prima volta la città da quando si erano trasferite. Decisero che saebbero più spesso andate a mangiare fuori, e parlando dei propri sogni si fermarono a guardare il mare. Ginevra si sedette sul parapetto spogendo le gambe verso gli scogli. Astrid si appoggiò con i gomiti sul grosso piano dove era seduta l’amica e per la seconda volta da quella mattina rimasero in silenzio entrambe. In un istante che parve infinito, colorato dalla luce del sole di mezzogiorno. Meditando ognuna in sè stessa. Fino quando Ginevra disse: “Astrid, sai, sono contenta di aver trovato un’amica come te. Sono sempre stata circondata da persone frivole, con cui non mi sentivo pienamente a mio agio. Con te, invece, mi sento me stessa, come se ti conoscessi da sempre… A volte mi sembra addirittura di avere ricordi che non ricordo di aver vissuto…” “Ginevra ma noi ci conosciamo da sempre” disse Astrid con una naturalezza assurda “Solo che tu non puoi saperlo dopo che Glenn ti ha destabilizzato”. “Glenn? Destabilizzato? Astrid ma il sole ti ha dato alla testa?” disse allarmata Ginevra. “No Gin! Dammi la mano, chiudi gli occhi e ti mostrerò di cosa sto parlando” disse Astrid con forza porgendole il suo palmo bianchissimo. Ginevra non capiva di cosa l’amica stesse parlando, sospirò, chiuse gli occhi e strinse la mano di Astrid. Sentiva il vento proveniente dal mare sulla sua faccia e la mano di Astrid che la stringeva forte. Dopo pochi secondi Astrid le disse di aprire gli occhi. Non potete immaginare quello che vide.

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