I sette colori del mare

Scusate l’assenza  di queste settimane ma sono stata impegnata. Ora vi aggiornerò in modo più repentino, con altri campi di interesse e con grande affetto. Il prossimo post a brevissimo!

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#4 I sette colori del mare

Ginevra si strofinò gli occhi incredula. Non sapeva dov’era. Vedeva Astrid parlare con un uomo in una lingua arcana, che le sembrava di conoscere alla perfezione, ma non riuscì a decifrare gli strani fonemi. Eppure quella lingua la conosceva, ne era sicura. L’uomo con cui parlava Astrid era alto quanto lei, aveva un perfetto profilo greco, i capelli, che gli arrivavano sulle spalle, erano sciolti e ben pettinati. Erano di un castano chiarissimo, con dei riflessi biondi. Gli occhi leggermente incassati erano di un intensissimo verde, come due smerarldi incastonati in una carnagione olivastra, quasi orientaleggiante. Indossava una casacca leggera e morbida con delle finissime decorazioni in oro, dei pantaloni avvitati di un beige chiarissimo e calzava delle scarpe classiche color alabastro anch’esse decorate in oro. Mentre parlavano cogitatamente rivolgevano spesso lo sguardo a lei che intanto si guardava intorno. Erano in un luogo che non aveva mai visto, forse un palazzo. Si trovavano in una sala ovata, racchiusa da pareti color sabbia lungo la quale si innervavano mosaici di mille tonalità diverse d’azzurro in un motivo ad onde, interrotto da sette portali, ognuno di un colore dell’arcobaleno e una idioma ne rappresentava il nome. La sala altissima era coperta da un soffitto ligneo intarsiato con motivi marini e impreziosito da sprazzi d’oro a rappresentare la delicatezza e la leggerezza della spuma del mare. Al centro della sala c’era un tavolo massiccio di ebano perfettamente circolare che, contrastando con la forma ovata della stanza, ne espandeva illusoriamente i contorni. La luce penetrava dai portali che proittevano dei raggi di luce del colore della porta creando un gioco magico, estatico, sul lucido pavimento del colore della sabbia più chiara. Sembrava di trovarsi nel centro di un una goccia d’acqua attraversata dai raggi del sole. Dopo poco Astrid si avvicinò a Ginevra accompagnata dall’uomo dagli occhi di smerarldo e con un tono serio e deciso le disse: “Ginevra devi venire con noi ora. Dopo ti spiegheremo ogni cosa”, Ginevra impietrita di fronte alla freddezza di Astrid annuì e seguì i due attraverso un labirito di stanze, sale, camere fino ad arrivare ad un’elegante porta in legno decorato dove si fermarono. Astrid afferrò la mano di Ginevra e le disse: “Gin, lo so ora non capisci, sei impietrita e capisco, ma devi ascoltarmi: io e Glenn (disse guardando il giovane che si era accostato alla sua destra che ricambiò lo sguardo) adesso entreremo in questa stanza parleremo con Oleb e Abel, appena Glenn ti verrà a chiamare entrerai e ti accosterai a me, non parlare, e qualunque cosa sentirai non rispondere lascia che parli io per te.” Ginevra la interruppe nervosa: “Astrid, io non so dove sono, cos’è questo posto? Che vuol dire tutto questo? Chi sono Oleb ed Aleb?” Astrid rimase in silenzio e voltando le spalle a Ginevra aprì la porta ed entrò seguita da Glenn. Entrarono in un lungo corridoio che portava in una una stanza ottagonale i cui restanti sette lati erano coperti ognuno da uno stendardo, ed erano sede di un imponente trono. Su ogni trono c’erano sedute delle figure avvolte in lunghi mantelli e velate da pesanti cappucci, ognuno di un colore dell’arcobaleno. Al centro di quel consiglio c’erano due troni, sedi di due figure signolari: una donna dalla carnagione mulatta con dei capelli neri come la pece, dagli occhi di ghiaccio, stretta in un un fluttuante vestito di seta bianca; alla sua destra un uomo dalla carnagione candida e dai capelli argentei, con dei penetranti occhi di un blu profondo, vestiva un elegante abito nero di lino, come i capelli della sua sposa. Astrid e Glenn rimanendo all’ingresso della sala si avvinarono a grandi passi alle due figure centrali. Giunti a poco più di paio di metri di distanza si fermarono e si inchinarono alla donna vestita di bianco e all’uomo vestito di nero. La donna con una voce suadente e delicata prese parola: “Alzate il capo giovani gocce d’acqua. Non vi inchinate al nostro cospetto, sappiamo perchè siete qui Astrid del Mar Rosso e tu, Glenn del Mare d’Irlanda; lei comincia a ricordare, non è più sicuro che sia sulla Terra Ferma, Astrid hai fatto bene a portarla qui” “Regina Aleb ne siete sicura? non è ancora pronta, sta iniziando solo ora a ricordare” Rispose Astrid “Quando si manifesterà, quando capirà, la dovrai preparare e Glenn tu la aiuterai.” disse calma la regina rivolgendo lo sguardo a Glenn. Il re che aveva osservato la scena fino a quel momento prese la parola: “Portate la ragazza. Non le diremo la sua vera natura fin quando non sarà pronta, ma almeno le dobbiamo spiegare il nostro mondo, l’avete già portata sotto le lingue di fuoco?” Glenn prese la parola “No sire Oleb, non l’abbiamo ancora portata, appena Astrid ci ha raggiunto con lei siamo venuti qui da voi.” Una delle figure nascoste dai cappucci disse a gran voce: “Irresponsabili! L’avete lasciata sola, senza averle spiegato nulla, senza averle mostrato nulla del nostro mondo, impaurita e spaventata” “Non vi preoccupate, è qui fuori, le abbiamo detto di aspettare, è tranquilla come il mare in una giornata estiva.” rispose Astrid cercando di nascondere la preoccupazione che germogliava in lei, continuò rivolgendosi a Glenn: “Va a prenderla” e Glenn si diresse verso il corridoio, Astrid lo seguiva con gli occhi. Aprì la porta, ma Ginevra non era lì.

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